Happ[y]ness

Scritto da il 12 Marzo 2018

La parola happyness è scritta appositamente nel modo sbagliato (invece della dizione corretta happiness) nel titolo del film “La ricerca della felicità” e diventa un marchio distintivo di Gardner, perché così appare su un tabellone dell’asilo frequentato da suo figlio, quando è ancora povero. L’asilo è gestito da semi analfabeti e il rendersene conto è una molla in più per uscire da quella situazione.

L’inizio è duro: non conosce suo padre e il patrigno è un alcolista violento. Finite le scuole superiori Gardner si arruola nella Marina e trova lavoro come rappresentante medicale. Diventa ragazzo padre a 27 anni.

Gardner partecipa a un corso di addestramento in una finanziaria. La Dean Witter Reynolds, a San Francisco, lo accetta per un tirocinio, pagandolo così poco che Gardner — con il figlio a carico — per un anno rimane senzatetto, costretto a mangiare alle mense dei poveri e a dormire dove capita, persino nei bagni pubblici.

«Ma non importa da dove parti — dice Gardner —. Per arrivare dove vuoi, l’importante è avere un piano, basato sulle cinque C: deve essere chiaro, conciso, convincente, coerente, curato con impegno. E ogni giorno devi fare qualcosa che ti porti più vicino alla meta..».

Un grande leader nero a cui Gardner piace richiamarsi è Martin Luther King. «Lui diceva che devi sempre cercare di essere il migliore nel tuo campo: se sei uno spazzino, devi cercare di essere il miglior spazzino — ricorda Gardner —. E’ il principio che ho sempre seguito».


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