Il respiro delle persone in azienda

Scritto da il 3 Febbraio 2018

Non è facile individuare risorse in grado di lavorare con programmi informatici, data base e processi tecnologici complessi. Trovarle è già un successo per le imprese, ma mantenerle soddisfatte è un passo ancora più difficile.

E’ nata così una nuova figura professionale, che in Italia sta facendo i primi passi e negli Usa ha già un nome, Chief happiness officer, che tradotto è il manager della felicità. D’altra parte la felicità o almeno la libertà di raggiungerla è nella stessa Costituzione Usa. La domanda però è: che cosa farà mai per rendere felici i dipendenti? E’ nello staff della direzione del personale e il suo compito è ottenere il benessere dei dipendenti, interpretarne i bisogni, fare in modo che ognuno di loro sia soddisfatto del posto dove lavora. “E’ anche così che si valorizzano i migliori talenti in azienda – spiega Francesca Contardi, mananging director di EasyHunter – anche perché nel mondo dei colletti bianchi è iniziato il turnover: avere a bordo persone motivate e serene diminuisce l’assenteismo, favorisce la collaborazione tra i colleghi, migliorando così anche le performance dei singoli. E di conseguenza, dell’intera struttura”.

Ciò che offre il manager delle felicità dunque non si conta in termini di vile di denaro, non si monetizza insomma, come avviene al contrario con i benefits, né fa parte propriamente di quei pacchetti di welfare che sempre più stanno entrando nelle imprese. “Il manager della felicità deve prima di tutto saper ascoltare, così da capire cosa desiderano i dipendenti – aggiunge Francesca Contardi – ma anche saper organizzare al meglio gli spazi di lavoro in relazione al fatto che i nuovi dipendenti e i trentenni in particolare, sono più attenti agli aspetti legati al benessere del corpo e del Pianeta. Pensi al cibo biologico, ma anche dell’ecologia in senso lato, spazi verdi, ambienti illuminati con luce più naturale possibile.

Ci sono poi oggetti capaci di spezzare il tempo di lavoro in modo attivo, pensi a un calcio balilla vecchio stampo in un ufficio, a un servizio di lavanderia o a una palestra, anche minima, richiesta soprattutto dei maschi. E perché no un servizio di counseling, qualcuno con cui potersi confrontare liberamente”. Negli Stati Uniti sembra stia funzionando. Ci sono ricerche che ne misurano anche la bontà. In Italia, al momento, alcune grandi aziende lo stanno chiedendo, ma siamo all’inizio.
C’è però tutto il settore pubblico e chissà se lì potrebbe funzionare. “Certo farebbe bene – sostiene Francesca Contardi – mi vengono in mente i grandi ospedali come il San Camillo a Roma o il Niguarda a Milano, luoghi di lavoro stressanti. Si vedrà”.

L’ascolto reale aiuta a riconoscere i bisogni delle persone. Quando un’azienda ha chiare le necessità delle proprie risorse deve agire in modo coerente per evitare di generare delle false aspettative. Il vero cuore dell’ascolto è un’azione che respira perché permette alle persone di vedere coerenza fra il dire e il fare.


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Commenti
  1. Johnd194   On   17 Febbraio 2018 at 19:14

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