L’artista che trasforma il fango in oro

Scritto da il 1 Ottobre 2017

“Piuttosto che parlare del mio dolore e della mia sofferenza alle persone, preferisco parlare ai miei dipinti”.

È la storia di Amir Bomjon, 16 anni, dal Nepal, che dipinge usando solo la sua bocca, perché sin dalla nascita non può usare gli arti. Dopo il terremoto del 2015 che ha sfigurato il Paese, Amir, affetto da artrogriposi multipla congenita, si ritrova nel suo piccolo villaggio di Palung e portato nella capitale, Katmandu, dalla Karuna Foundation, partner dell’Unicef.

Oggi, Amir può dare libero sfogo alla sua creatività, alla sua arte: “All’inizio usavo la penna di mio fratello minore, l’afferravo con la bocca e scrivevo il mio nome”. La calligrafia non era perfetta, tutt’altro, ma la tenacia e la costanza lo hanno aiutato a migliorare la tecnica, fino ad arrivare a scrivere poesie e a tenere un diario. “Quando vivevo ancora a casa mia, passavo molto tempo da solo sul terrazzo. Cercavo di contenere la mia sofferenza. La stessa che mi ha permesso di creare poesie, canzoni e i miei quadri”, racconta Amir. “Io parlavo con i miei dipinti, con le colline e gli uccellini che disegnavo. Loro non mi rispondevano, ma so per certo che mi capivano”.

Dopo il terremoto, avvenuto l’aprile dell’anno scorso, la famiglia di Amir viveva in una tenda e ogni volta che scoppiava un temporale il ragazzo aveva paura che questa potesse volare via con il vento. Poi l’arrivo della Karuna Foundation: ” Dissero che mi avrebbero aiutato, ma non ci credevo. In molti, nel corso degli anni, mi hanno promesso ‘ti aiuteremo’, ma alla fine nessuno ha mai fatto nulla”. Deepak Raj Sapkota, responsabile della fondazione in Nepal, racconta di come rimase colpito da quel ragazzo che dipingeva e scriveva solo con la bocca e di come sarebbe potuto diventare un esempio per tutte le persone in difficoltà, “una fonte di ispirazione per coloro che soffrono di disabilità”.

“Spero di viaggiare e imparare ancora molto. Voglio conoscere altre persone con disabilità per vedere che ci sono altri come me. Per questo sto imparando l’inglese. Desidero realizzare i miei sogni, diventare indipendente e rendere felice la mia famiglia”. Amir ci insegna che c’è sempre qualcosa che possiamo fare per rimanere in contatto con ciò che abbiamo e non con ciò che ci manca. Amir abbraccia ciò che ha, non cerca alibi e ci insegna come l’onda creativa ha i confini che solo noi stabiliamo.

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