Il Motore del Cambiamento: il Feedback

Written by on 19 Maggio 2017

Sto gestendo un master per i migliori talenti di una grande multinazionale. Sono 20 ragazzi che in un arco di tempo breve sviluppano competenze, buone pratiche e idee realizzabili di miglioramento come raramente mi è capitato di vedere nella mia carriera professionale. Presentano al cda un progetto e un libro di una qualità tale da generare un ritorno d’investimento che lascia di sasso l’intera azienda. Durante i sei mesi del master i ragazzi spesso si lamentano dei loro capi, mettendo in evidenza i lati ombra dei loro responsabili in termini di:

  • mancanza di feedback diretti;
  • utilizzo del gioco TCT ( Tutta Colpa Tua);
  • eccesso di falsa cordialità;
  • frenesia nel dare le informazioni;
  • mancanza di ascolto;
  • deliri di onnipotenza;
  • scarsa delega e scarico di grane pure;
  • mancanza di riconoscimento premiante.

Vengo chiamato dal team esattamente dopo 5 anni dalla fine del master. Tutti i ragazzi sono ormai o dirigenti o quadri di punta dell’azienda. Ho seguito ognuno di loro passo dopo passo nel corso degli anni.

Mi invitano alla cena per festeggiare i successi raggiunti.
Accetto con piacere e chiedo loro di vederci 2 ore prima con tutti in quanto ho bisogno di dare a tutti un riscontro:

“Voglio dirvi che sono felice di essere qui, ma allo stesso momento sento il bisogno di condividere con voi che provo un senso di profonda vergogna per avervi accompagnato nel percorso di sviluppo. Ognuno di voi biasimava i propri capi per comportamenti che oggi sta mettendo in atto in prima persona e questo mi ferisce e mi rende profondamente deluso. Vi ho seguiti passo dopo passo e ho raccolto un dossier dove dentro trovate tutti i passi significativi degli ultimi 60 mesi. Spero vi siano utili. Ci tengo a voi. Siete il presente e il futuro di una grande azienda. Credo siate ancora in tempo per dare una svolta ed essere più consapevoli di ciò che potete fare di diverso. In voi credo e ora vorrei vedere di che pasta siete veramente fatti”.

Vedo lacrime, occhi sgranati, silenzio. Ora però sento in me la pace di aver detto ciò che sento a persone a cui voglio bene e che hanno ancora tutte le carte in regola per diventare dei veri attivisti sociali se trovano il coraggio, la forza e l’umiltà di rivedere le proprie abitudini comportamentali.

TROVA IL TEMPO PER DIRE LE COSE COME STANNO

La falsa cordialità uccide il confronto e si nasconde dietro ad un sorriso finto, dietro il quale resta poco o nulla di reale. Dire le cose scomode, basate su fatti che offrono la reale opportunità di mettersi in discussione significa per me dare valore all’insegnamento che ho ricevuto da un uomo straordinario, che è stato mio nonno:

“Il medico pietoso fa la piaga verminosa”.

-Giuseppe Baruffo

Se vi sentite serenamente inquieti è arrivata l’ora di guardarvi allo specchio prima di mettervi il trucco.

Alla prossima!

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