L’Eredità

Written by on 21 Febbraio 2016

Cosa lasciamo a chi arriva dopo di noi?

Negli anni questa domanda mi ha sempre fatto compagnia e mi ha aiutato a comprendere che quando una persona va a fare la pipì in un bar e lascia sporco, non curandosi di chi arriverà dopo di lui, spesso è la prima a lamentarsi che i bagni pubblici sono indecenti.

Chiederemi in quale stato lascerò le cose per chi prenderà il mio posto è uno dei modi più potenti che conosco per non perdere la concentrazione e la motivazione in ciò che sto facendo.

Se nelle organizzazione ci si facesse più spesso questa domanda forse verrebbero gestiti con maggior lucidità i passaggi di consegne, le riunioni, i turni lavorativi, i processi di delega, i percorsi di inserimento delle persone in azienda.

Chiederci cosa lasceremo in eredità agli altri eleva il livello di cura e di disciplina che dedichiamo ai comportamenti quotidiani. Ci insegna a non dare niente per scontato.

Vi racconto un aneddoto: in una multinazionale con la quale lavoro un manager si sta avvicinando sempre più alle pensione. Le sue competenze sono di alto valore e nessun altro le possiede in azienda.
Nessuno al momento si è ancora mai chiesto come sarà possibile sostituire una figura di tale spessore indispensabile per garantire il raggiungimento dei risultati economici aziendali.

Spesso questo manager si apparta nel suo ufficio negli ultimi anni e non si capisce la ragione. Essendo una persona estremamente proattiva, sempre vicina ad affrontare i problemi e le sfide sul campo con le persone sia nel ciclo produttivo che con il cliente.

Il giorno della pensione arriva. L’azienda organizza una grande festa per celebrarlo rispetto ai risultati straordinari che ha portato in azienda.

Sono tutti pronti ad attendere il suo discorso con una leggera apnea collettiva.

Il suo storico collega prende la parla e dice:

–  Mario ha lasciato una lettera e ha deciso di non esserci oggi. Ora ve la leggo:

tavaglione giovanni

“Ringrazio di cuore ognuno di voi per ogni giorno vissuto a gioire, soffrire, ammalarsi insieme per la stessa maglia. Da tutti voi ho imparato molto. Oggi non sono con voi per dare un segnale forte alla nostra organizzazione. Fino ad oggi nessuno mi ha mai chiesto come avrei fatto a trasferire le mie competenze a chi sarebbe arrivato dopo di me e tuttora non so chi prenderà il mio posto. Negli ultimi conque anni mi sono impegnato a scrivere tutto ciò che voglio rimanga in eredità di chi mi sostituirà ed è tutto scritto nel libro che vi lascio. In quel giorno, il 4 aprile di cinque anni fa, ho fatto un patto con me stesso e mi son detto che se il libro sarà completo ma nessuno mi avrà chiesto nulla rispetto al trasferimento del mio bagaglio di conoscenze non mi sarei presentato alla celebrazione del mio ultimo giorno nella nostra amata organizzazione. Vi auguro il meglio e sono certo che continuerete a dare l’anima anche per chi verrà dopo di voi. Sarete sempre nel mio cuore.
Mario.


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Comments
  1. angela   On   7 Aprile 2016 at 23:09

    Io credo che il tempo sia prezioso e che scorri troppo in fretta per preoccuparci di ciò che lasceremo a chi verrà dopo di noi ….. C’è una frase stupenda del film La grande bellezza che racchiude secondo me il senso di tutto …. La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va’ di fare

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